Santuario di Vicoforte L’ascesa verso il cielo

La basilica dedicata alla Regina Montis Regalis lascia incantati, con la sua cupola ellittica tutta affrescata, la più grande del mondo

“E la beata Maria vide i tesori della luce, dov’erano la neve, la grandine, la pioggia, la rugiada, la folgore e il tuono e tutte le cose simili a quelle. E vide le schiere degli angeli che, con le ali spiegate, dicevano «Santo, Santo, Santo, il Signore Sabaoth» e vide i 12 recinti della luce e ciascuno aveva una porta ed un giardino. E vide la grande porta della Gerusalemme celeste e su quella erano scritti i nomi dei giusti Abramo, Isacco, Giacobbe David e tutti i profeti dopo Abramo”.

Vangeli apocrifi


Santuario di Vicoforte, L’ascesa verso il cielo

Le parole sono tratte dal lungo racconto dell’assunzione al cielo della Beata Vergine Maria, madre di Cristo, una storia che non si trova, tuttavia, nel Nuovo Testamento. I Vangeli canonici non ne fanno cenno. Solo gli Apocrifi la raccontano, insieme ad altri fatti dell’infanzia di Gesù e, ad esempio, della Natività e dell’infanzia di Maria. È da questi testi che si fondano tantissime tradizioni e storie della religiosità popolare affermatisi nel Medioevo e giunte fino a noi. L’intera iconografia del Santuario di Vicoforte, una vera e propria roccaforte del culto mariano del Piemonte meridionale, è fondata interamente su queste fonti, così importanti dal punto di vista storico, se non da quello strettamente dogmatico e liturgico. Il santuario è una vera e propria immensa Biblia Pauperum, che da cinque secoli accompagna fedeli e pellegrini in un cammino di devozione, alla scoperta della storia della Regina Montis Regalis, a cui è dedicato, la Vergine Maria. È un monumento in grado di affascinare, con le sue bellezze artistiche, con il suo peso culturale, con l’audacia della sua architettura, qualsiasi visitatore.

Santuario di Vicoforte, la storia

La storia del Santuario, dal punto di vista storico, inizia nel 1594, la sua leggenda poco più di cinquant’anni prima, quando si costruisce o si ridipinge, a seconda delle fonti, un pilone votivo, costruito nella zona, all’epoca boscosa, per il voto di un fornaciaio per l’apparizione della Madonna a una giovinetta. Sia come sia, il pilone fu per errore colpito da un cacciatore. La tradizione vuole che dal dipinto, ferito dal proiettile, abbia iniziato a scaturire sangue. La devozione al pilone crebbe negli anni e fu nel 1594 che, in seguito a un’epidemia di peste, fu costruita una cappelletta intorno a questo, su impulso del presbitero Cesare Trombetta, e, in seguito, una chiesa più grande. In poco tempo la devozione a questo luogo si diffuse, sull’onda di notizie di miracoli e prodigi, e arrivò a richiamare pellegrini da tutta la Liguria e dalla Francia meridionale. Il fenomeno non sfugge ai Savoia, che ne intuiscono il potenziale politico: mancava al regno un centro religioso importante. La devozione mariana poteva essere una risposta efficace per rintuzzare l’eresia calvinista, che premeva per diffondersi dai confini nord-occidentali, ma soprattutto alla mente di Carlo Emanuele I si affaccia un progetto grandioso. Quel nuovo centro di devozione, così popolare, dovrà diventare, nelle sue intenzioni, la capitale religiosa del regno, tale da ospitare il Pantheon di casa Savoia, con le spoglie mortali dei re della famiglia. Il progetto è in mano all’orvietano Ascanio Vitozzi, la prima pietra è posata il 7 luglio 1596, e viene fissato l’8 settembre. Ad occuparsi del tempio saranno i Cistercensi foglianti, per i quali viene costruito un monastero (l’odierna Casa Regina Montis Regalis).

Fu però nel Settecento che il Santuario completò la sua leggenda. Fu l’architetto Francesco Gallo ad affrontare la sfida, immane, della copertura della chiesa. Sull’arenaria scelta da Vitozzi impiantò un tamburo di mattoni per completare una cupola estremamente maestosa, a tutt’ora la più grande al mondo nel suo genere. L’immenso spazio al suo interno fu interamente decorato, con 6.032 metri quadrati di affresco a tema unico (anche questo è un record mondiale). Un vero e proprio poema pittorico, una scenografia straordinaria e grandiosa per rappresentare adeguatamente la scena della Vergine che ascende al cielo. Così, in uno straordinario gioco prospettico di fondali, trompe l’oeil architettonici, l’occhio del visitatore si perde, in una visione abbagliante che trasmette il senso dell’ascesa con tale forza che il visitatore ha l’impressione di esserne risucchiato, ascendendo anche lui verso gli alti spazi celesti, che si aprono come squarci di infinito nel disegno del soffitto cassettonato, in un pregevolissimo intreccio tra trompe l’oeil architettonico e naturale.

Santuario di Vicoforte, le tombe dei re

Il progetto ambizioso di Carlo Emanuele I, completato con una serie di cappelle, dedicate ai misteri del rosario che dovevano condurre il pellegrino al Santuario, attraverso un cammino di fede, non ebbe esito. Fu Superga ad accogliere le spoglie della casa reale dei Savoia. Il re solo riposa nel Santuario, insieme al suo grandioso progetto. Dal 2017, tuttavia, un altro monarca ha trovato la sua eterna dimora all’interno del santuario: si tratta della salma di Vittorio Emanuele III e della sua consorte Maria Elena, traslate dalla precedente sepoltura ad Alessandria D’Egitto.

Una vista… Magnificat

Santuario di Vicoforte

Dal 2015 l’ascesa per chi visita il Santuario non è solo spirituale e artistica ma anche visiva. Grazie a Magnificat, l’esperienza proposta da Kalatà, l’associazione che si occupa di promozione turistica ed eventi culturali. “Magnificat” è una vera e propria esperienza all’interno del Santuario, che conduce il visitatore a scoprirne i luoghi più suggestivi e affascinanti, salendo attraverso la cupola, per affacciarsi dalla prima balconata alla base dell’affresco. Lassù basta alzare la testa per essere immersi nelle pitture. Ed abbassarla per abbracciare in un unico, vastissimo, colpo d’occhio la magnificenza della chiesa. Si sale ancora, fino al cupolino, a 75 metri di altezza, un percorso attraverso cui è possibile toccare con mano tratti della storia del santuario e scoprire il lavoro necessario per preservare questo fragile gioiello. Il percorso si conclude con l’affaccio sull’esterno, per ammirare la corona delle alpi e delle colline che circondano un luogo di bellezza e pace.

Santuario di Vicoforte, l’antico convento

Usciti dalla chiesa vale la pena di fare una passeggiata sotto i portici che circondano, come una corona, l’edificio sacro, nel disegno degli architetti del Settecento la gemma più bella incastonata nel rosario naturale che doveva diventare questo lembo di Piemonte, a pochi chilometri da Mondovì, la città dei torchi, delle cattedre, dei chiostri, un luogo di sapienza, riflessione, preghiera. Prima di rimettersi in cammino vale la pena di fare una pausa ristoratrice presso la Casa Regina Montis Regalis: oggi l’antico convento, restaurato, ospita una struttura ricettiva e un ristorante, La tavola e l’albergo “Del Chiostro” oltre a un centro congressi e alla casa di spiritualità, dove è possibile partecipare ad attività pastorali. I credenti possono integrare l’esperienza del pellegrinaggio e la visita al Santuario con le attività proposte dalla Diocesi o dai gruppi di preghiera. Altrimenti, per i suoi corridoi affrescati, nelle sue antiche stanze è possibile fermarsi per trascorrere una notte o per consumare un pasto. Alla tavola del Chiostro si può mangiare le specialità della tradizione piemontese, preparati al momento con prodotti di stagione, con particolare attenzione alle eccellenze enogastronomiche del territorio. Per i turisti la casa propone un menù apposito, per esplorare il meglio della gastronomia locale.

Santuario di Vicoforte

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